Trieste la città imperiale

12.00 

Autore: Nicolò Giraldi e Pierfranco Fabris
Edizioni: Biblioteca dell'immagine
Anno: 2017
Pagine: 208
ISBN: 9788863912760

Descrizione

Trieste la città imperiale
Trieste la città imperiale
di Nicolò Giraldi e Pierfranco Fabris

Se le lingue del passato a volte scompaiono, sepolte sotto metri di oblìo, lo stesso non si può dire dei palazzi, delle anime urbane e del sonno rumoroso degli abitanti che musicano le città. Esse sono immagini che vediamo ogni giorno mentre ci mettiamo in cammino tra le vie dell’urbe, nei vicoli nascosti, nelle periferie del centro. Sono gli incensi nelle chiese, il vento che accarezza i capelli, le vele del mare. Profumano di caffè, raccontano di quando le automobili inquinavano e di come si pescava un tempo. A volte, se dimostriamo attenzione, si tramutano in epifanie, nuvole di vapore nei mercati del Levante. Quando meno te l’aspetti ti chiedono precisione, oppure ti invitano a prendere il sole. Sono gli occhi di questa città.
I palazzi e le piazze, i templi e le voci dal sottosuolo, i cimiteri dove riposano le genti di questo bazar che fu, di quel futuro che potrà palesarsi. È una parte di Trieste. Piccola ma disegnata con lo stesso amore di quando s’era bambini. Di quando insomma si guardano le cose per quello che sono.
Inizia così “Trieste, città imperiale” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 12 euro) il nuovo libro del giornalista e scrittore Nicolò Giraldi che già aveva firmato nel 2016 l’interessante volume divulgativo “Storia di Trieste – Dalle origini ai giorni nostri”. Questo lavoro si avvale del tratto prezioso di Pierfranco Fabris, architetto veneziano che ha “dipinto” gli elementi architettonici che nel libro vengono spiegati. All’interno delle pagine si trova un po’ di tutto: dalle chiese ai caffè storici, dagli aneddoti contemporanei fino alle antiche trattorie, la Barcolana e le imbarcazioni che veleggiavano lungo le coste del golfo di Trieste, ormai estinte.
È un’opera composta da moltissime schede che non si possono per forza definire tecniche proprio perché al loro interno raccontano di una città che si è modificata nel tempo, e che per certi versi non può essere relegata nel mito di un passato asburgico. È una nuova forma di cammino – tema caro all’autore.
Questo viaggio tra le vie di Trieste accompagna il lettore tra gli stili artistici e le voci scomparse, tra le storie degli zoppoli fino alle abitudinarie ossessioni dei triestini. Non corre sul filo cronologico degli eventi – non è un libro di storia – e può essere sfogliato senza tener conto dell’indice. Le illustrazioni – acquerelli originali – rendono queste pagine quasi un diario d’avventura, nella suggestione dei viaggiatori – quella del Grand Tour – intenti a riprodurre le bellezze del passato, gli occhi dell’urbe.
Sembra una guida turistica – non lo è, intendiamoci – che da punti di vista originali racconta soprattutto le percezioni raccolte tra la gente, nei bar, sui campetti dei ricreatori storici. È un modo di narrare Trieste sulla falsa riga del volume precedente, un registro che ha raccolto buoni consensi e numeri eccellenti nella sua commercializzazione.

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