Tito, amor mijo

18.00 

autore: Marko Sosič
anno: 2012
pagine: 192
formato: 12,5×20 cm
rilegatura: brossura con alette
lingua: italiano
collana: soloparole

Descrizione

È un film questo libro. Ed è una poesia. Ed è un percorso di iniziazione di un adolescente alla periferia di Trieste, alla periferia dell’Italia, su un confine ancora fresco e non ancora rimarginato. È attraverso l’immaginazione e il sogno che il protagonista compie il suo viaggio alla ricerca di una identità, di una patria, una ricerca evidente già dal titolo stesso, volutamente sospeso tra due lingue, l’italiano e lo sloveno. Ambientato in un nord che ha i colori e il calore del Mediterraneo, tra l’azzurro del cielo e del mare e il giallo dei girasoli, il romanzo scorre veloce, con uno stile che non prende fiato, ma lascia i pensieri uscire di corsa dalla mente del protagonista. In questa dimensione, permeata da una fortissima componente onirica, dove vive il nostro “sonnambulo ad occhi aperti”, quasi come quello descritto da Abdulah Sidran in “Papà è in viaggio d’affari”, irrompe, prepotente, la storia, spietata e dura. La mano sulla candida spalla della tenera Sofija, la pallottola nella testa della nonna, il bicchiere di Campari della maestra, la cicatrice del nonno, il cuore che batte troppo veloce di Alina… tutto rimane sospeso e tutto ritorna. Come nella preghiera all’angelo con il nastro adesivo al collo, una preghiera tutta terrena, perché non c’è Dio in questa storia. E tra i continui salti tra passato e presente, muovendosi tra i frammenti dei racconti degli adulti e le conferme dall’aldilà tra una canzone per il maresciallo Tito e un te con la regina Elisabetta, tra le arie d’opera cantate dal padre e Sylva Koscina partigiana con Yul Brynner, il sogno e il viaggio proseguono alla ricerca di un mondo più giusto, dove poter continuare a danzare con l’amata Alina e non avere più paura.

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