Parole per l’eternità. Epigrafi nei cimiteri istriani

10.00 

Autore: Giuliana Zelco
Editore: Istituto Regionale per la Cultura Istriano Fiumano Dalmata
Anno: 2005
Pagine: 153

Descrizione

Parole per l’eternità
Parole per l’eternità
Epigrafi nei cimiteri istriani
di Giuliana Zelco

E’ oramai lungo il tempo trascorso da quando l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste ha iniziato ad occuparsi dei beni cimiteriali italiani in Istria. Il percorso è stato tortuoso, infido anche, e continua quotidianamente con un attento monitoraggio delle diverse situazioni, con interventi di recupero e restauro di tombe, con la costruzione di lapidari, là dove solo la pietra tombale rimane da salvare, con il restauro delle chiesette cimiteriali…
Il censimento delle sepolture italiane è stato negli anni completato ed ogni tomba è stata fotografata e catalogata. Abbiamo un’immagine attenta e completa il più possibile della realtà attuale di un trancio di storia nostra nelle terre perdute. Incessantemente dobbiamo e dovremo seguirne le vicende e curarne le sorti.
Con il suo lavoro Giuliana Zelco ha dato un contributo a questa storia. L’angolo di osservazione è poetico, drammatico a volte, svelato dalla parola impressa nella pietra. E, poiché impressa nella pietra, colma di quel senso di eterno che tanto più dal marmo pare trascendere.
Un lungo pellegrinaggio induce la via della Zelco nei molti luoghi dell’Istria a svelare le tante Istrie: insolite realtà vengono alla luce, riemergono angoli ormai scordati, pertugi oggi desueti offrono spiragli che illuminano la magia della pietra. E’ pietra tombale: essa porta nel suo profondo il senso infinito dell’eterno e la scritta smarrita che mano d’uomo incise trascina seco la trasmissione dei valori che distingue e traccia la linea della civiltà.
Mille episodi contengono la memoria di mille vite scomparse dal ricordo: solo quella nota in quella pietra, oggi, rinnovella tanta storia raccontata da quelle tante storie.
Dalla morte nasce così la vita: ecco perché perdere quelle lapidi, segno ultimo, in morte, della vita, significa far sparire per sempre un tratto della nostra storia di istriani.
Leggete questo libro con animo pieno di dolcezza, con il sorriso indulgente di chi incontra espressioni e situazioni lontano dall’oggi: lasciatevi smarrire in quei brevi racconti che segnano il rifugio funebre, abbandonate la mente e il pensiero ad inventare le vicende di chi giace in spoglia ed è narrato in pietra. In quelle pietre.

Piero Delbello

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