Elisabeth, gli ultimi anni.

18.00 

SECONDA EDIZIONE

L’imperatrice raccontata dalla sua dama d’onore
Autore: Irma Sztàray

Prima traduzione italiana di Alessandra Piccinini
A cura di Cinzia Benussi
Prefazione: Cinzia Benussi
Pagine :184

Sissi le è morta tra le braccia in quel tragico 10 settembre 1898, sulle rive del lago di Ginevra. Elisabeth, imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria, aveva 61 anni e l’ultima sua dama d’onore – la contessa Irma Sztáray de Sztáray Nagy Mihaly, autrice di questo libro – 34 e solo da quattro anni seguiva l’imperatrice nei suoi forsennati spostamenti per l’Europa. La parte più interessante del diario è senza dubbio il racconto dettagliato dell’attentato: Irma vede in lontananza un uomo che si sta avvicinando verso di loro, vede Luigi Lucheni mentre urta Elisabetta e fugge. In quel momento né lei né la stessa imperatrice si accorgono della ferita che si rivelerà mortale. Solo dopo la partenza del battello Elisabetta comincia a sentire un dolore al petto… Quando Irma si rende conto che la situazione è grave chiede al comandante di riportarle a terra. Elisabetta morirà poco dopo a causa di un’emorragia interna nel suo letto all’Hotel Beau Rivage, assistita dalla sua dama d’onore che le chiude gli occhi per sempre.
Editore: MGS Press

Descrizione

Scrive la contessa Irma Sztàray: “Gli anni scorrono veloci. Con il tempo ho l’impressione che le loro ali fruscianti mi sfiorino con un soffio sempre più ghiacciato. Tremo. L’autunno umido, l’inverno freddo già così vicini, mi indirizzano il loro triste saluto. Devo fare presto, perché la vita si affretta anch’essa. Ispirata da queste riflessioni, ho cercato le lettere che avevo scritto a mia madre; me ne volevo servire per redigere un libro di ricordi affettuosi, compito che mi ero assegnata durante le ore più difficili della mia vita. Queste lettere risalgono tutte all’epoca in cui fui al servizio della nostra augusta imperatrice e regina Elisabetta; questo scritto che ne ho tratto, l’accompagna fedelmente fino alla tomba. So che il mio stile è fiacco ma, nonostante ciò, sento che è mio dovere intraprendere questo lavoro. La persona fortunata alla quale un giorno sarà dato di immortalare per i posteri la figura augusta della nostra sovrana e di dipingere questa splendente natura poetica, potrà servirsi di questo modesto libretto per ritrarre Elisabetta. Potrà trarne alcune peculiarità con le quali il suo ritratto risulterà più completo e troverà delle rivelazioni che scaturiscono dal fondo di questa anima buona. Sentirmi la collaboratrice di questo fortunato artista mi procura una grande gioia. Descrivendola com’era, attraverso il mio affetto più caloroso, ho l’impressione di fare qualche cosa per lei”. La contessa morì nubile il 3 settembre 1940 nella proprietà di famiglia di Sobrancz (Ungheria), all’età di 76 anni. Quarantadue anni erano passati dall’attentato di Ginevra, anni in cui presero forma i ricordi più belli della sua vita.

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