Comunismi di frontiera. I partiti comunisti nell̓’area Alpe-Adria 1945-1955

15.00 

a cura di Patrick Karlsen e Karlo Ruzicic-Kessler
Editore: EUT
Anno: 2017
Pagine: 83
ISBN: 9788897271307

Descrizione

Comunismi di frontiera
Comunismi di frontiera.
I partiti comunisti nell̓area Alpe-Adria 1945-1955
Qualestoria anno XLV, N.ro 1, Giugno 2017
a cura di Patrick Karlsen e Karlo Ruzicic-Kessler

Il profilo multidimensionale del movimento comunista internazionale nella ricostruzione
europea del post-1945 è un dato acquisito dalla storiografia. Tale presa di
coscienza è avvenuta a scapito di narrazioni precedenti, che risentivano delle contrapposizioni
ideologiche della guerra fredda. Esse tendevano a fornire una visione
rigida del sistema comunista, immaginato come un blocco monolitico manovrato
dalla superpotenza sovietica, privo di spazi di dialettica interna. In realtà, le vicende
della guerra e la scomparsa del Comintern nel 1943 favorirono l’emergere di polarità
regionali nella rete dei partiti comunisti europei: a cominciare da quella rappresentata
dal comunismo jugoslavo, che si alimentava di ambizioni egemoniche sui
movimenti dei paesi confinanti. Inoltre, l’esistenza di letture alternative riguardo ai
possibili scenari della ricostruzione e al ruolo dei partiti comunisti si somma al riconoscimento
che le politiche attuate di fronte a determinati problemi comuni furono
spesso differenti. Una realtà particolarmente evidente nelle aree multinazionali,
dove alla complessità etnica e culturale si accompagnò una incerta delimitazione
della sovranità e della giurisdizione fra i partiti comunisti. E dove questi ultimi
offrirono risposte non coincidenti né concordate alle rispettive questioni nazionali.
Da questo insieme di considerazioni, è derivata nella storiografia la pratica di
comprendere l’attività del movimento comunista alla frontiera tra Italia e Jugoslavia
sotto la categoria di «comunismo adriatico». Indubbiamente, si tratta di una
categoria che trae specificità dagli eventi della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra.
Infatti, dal 1945 –– complici gli assetti istituzionali succedutisi nel territorio
–– il comunismo regionale assunse carattere di autonomia formale anche oltre la
fine della cosiddetta «questione di Trieste». Tuttavia, l’interesse storiografico rinvenibile
nella categoria dipende soprattutto da un fattore legato alla definizione degli
obiettivi e alla natura stessa del mondo comunista, uscito vittorioso dalle lotte di liberazione
e dalle guerre civili che avevano insanguinato l’Europa. In questo senso,
la frontiera tra l’Italia e la ex Jugoslavia –– oltre a rappresentare una delle linee di
demarcazione dell’incipiente guerra fredda –– è un osservatorio privilegiato per misurare
il livello di interazione tra le due varianti strategiche della politica comunista
per il dopoguerra, corrispondenti ad altrettante opzioni della politica estera sovietica.

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